venerdì 7 novembre 2014

“Superman è arabo”, in principio ci fu la copertina…


In principio ci fu la copertina, che raffigura il busto di un Superman in stile comic con la trappoletta sul petto e la kefiah in testa.
Poi il titolo: Superman è arabo. Bah, ho pensato. Sarà un elogio? Una parodia?  O magari invettiva?
Non l’ho aperto, perché sono solita saltare l’assaggio dell’incipit. Ma ho girato il tomo, e sul retro c’era la foto dell’autrice.
Azz!
Poi mi sono precipitata sul quarto di copertina del lato destro, dove si trova sempre una biografia: poetessa, scrittrice e giornalista… ecce cc ecc.
Allora lei m’è piaciuta, ho deciso di comprarlo. E ho scoperto un mondo.

Superman è arabo è narrativa, poesia e invettiva. È raziocinio lucido e pathos , è politica e introspezione. E Joumana, questa quarantaquattrenne nata sotto il segno del  sagittario  e cresciuta tra la passione compulsiva per i libri, è una delle voci più progressiste, stimate e al contempo odiate  del Libano.
Joumana è libanese, si. E’ una libanese di famiglia cattolica cresciuta in un mondo zeppo di monoteismo, machismo, bigottismo, violenza e diritti negati. In un Paese in cui ti sposi a quindici, vent’anni con un uomo che ne può avere anche trenta più di te. Un Paese che infibula, viola e marita le donne privandole della propria sessualità, che rinchiude gli uomini nello stereotipo frustrante del macho che non piange, che tromba solo lui, che picchia la moglie perché preti e imam le dicono “abbi pazienza”. Un paese che se ci vivi, leggi, osservi e rinneghi, diventi come Joumana Haddad.

Saltando dai versi al racconto e dal racconto a sprazzi di

dura critica, il saggio affronta, tra episodi determinanti della  vita dell’autrice e riflessioni sulla condizione di genere – sia maschile che femminile – nella cultura araba, le quattro invenzioni più “disastrose” dell’umanità: Dio, il machismo, il matrimonio e la vecchiaia.
Ma ciò che regna nel suo pensiero non è occidentalismo: la costrizione all’indossare un velo, l’attesa del matrimonio per la perdita di verginità, la ricostruzione dell’imene in difesa dell’onore familiare e la violenza fisica perpetrata quotidianamente camminano affianco ai corpi per forza belli e per forza nudi, alla patologia della chirurgia plastica e a quella dell’eterna giovinezza.


Prendendosela tanto con gli uomini quanto con quelle donne che al machismo danno retta, in queste 236 pagine si chiede emancipazione,  laicità, libertà di sperimentare se stessi, spontaneità nelle relazioni – anche matrimoniali – tra uomo e donna. Lei nelle sue narrazioni ci fa capire che la libertà se l’è guadagnata,  e che adesso tocca a noi.

Perché ve lo consiglio? Perché Superman è arabo è la risposta a tutte le #Womenagainstfeminism. E’ la risposta a chi dice che il femminismo è anacronistico e anche a chi si chiede quali siano i suoi compiti nel 2014. E’ un saggio che propone una ridefinizione del mondo e che per farlo, in salsa tagliente e dissacrante, rivendica e grida al mondo l’importanza della ridefinizione delle relazioni. Soprattutto di quelle tra uomo e donna.

Ora vi dico buon fine settimana con uno dei passi che più mi hanno colpita:

“Questo mondo (e le donne in esso) non ha bisogno di “uomini d’acciaio” artificiali. Ha bisogno di uomini veri. Si,
uomini veri, con tutte le loro debolezze, insicurezze, passi falsi e punti deboli. Uomini veri senza identità segrete. Uomini veri che non pensano di vedere più lontano di te, sentire più distintamente di te, correre più veloce di te e, cosa più importante, pensare meglio di te. Uomini  veri che per sentirsi potenti non hanno bisogno di indossare calze blu e una mantellina rossa (una strana metafora per la virilità). Uomini veri che non sono convinti di essere invincibili. Uomini veri che non hanno paura di mostrare i loro lati più vulnerabili. Uomini veri che non vi nascondono la loro vera personalità (e non la nascondano nemmeno a se stessi). Uomini veri che non si sentono imbarazzati a chiedere aiuto quando ne hanno bisogno. Uomini veri che sono orgogliosi di essere sostenuti da te quando ne hanno bisogno. Uomini veri che sono orgogliosi di essere sostenuti da te quanto orgogliosi di sostenerti. Uomini veri che non si identificano con le dimensioni del loro pene e la quantità di peli sul petto. Uomini veri che non definiscono se stessi in base alle performance sessuali. Uomini veri che non definiscono se stessi in base al loro conto in banca. Uomini veri che ti ascoltano con attenzione invece di cercare di soccorrerti con arroganza. Uomini veri che non si sentono mortificati e castrati se di tanto in tanto non riescono ad avere un’erezione. Uomini veri che discutono con te su cosa è meglio per entrambi invece di dire: “Lascia che ci pensi io”. Uomini veri che ti considerano una compagna e non una vittima/una missione/un trofeo. Uomini veri che condividono i loro problemi e le loro preoccupazioni invece di intestardirsi a risolverli da soli. In poche parole, uomini veri che non esitino a chiedere “indicazioni stradali” invece di fingere di sapere tutto loro (a costo spesso di perdersi). Joumana Haddad


Giulia Capozzi

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