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venerdì 27 febbraio 2015

[Settimana Maestra #5 - Rai Guest Video] Eugenio Montale racconta se stesso

Abbiamo deciso di chiudere questa speciale settimana dei Maestri con contenuti che potessero creare un altro ritratto a tutto tondo: quello di Eugenio Montale
Martedì vi abbiamo proposto una meravigliosa intervista a Barbara Carniti, la figlia di Alda Merini. Oggi, sperimentando per la prima volta il formato video, abbiamo rispolverato una serie di interviste tratte dall'archivio storico della Rai...



Incontri, 1966



Xenia, Il grillo di Strasburgo
                             


Arte e Scienza, 1969

giovedì 26 febbraio 2015

[Settimana Maestra #4] - "Ripenso il tuo sorriso" di Eugenio Montale

 Ripenso il tuo sorriso - In un momento di malessere interiore, solo il pensiero dell’amico Boris Kniaseff sommerge, come un’ondata di calma, i tormenti volubili la mente del poeta.





A K.

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...

Eugenio Montale


[Nasce a Genova nel 1896, ultimo dei sei figli di una famiglia di commmercianti. Diplomatosi in ragioneria nel 1915, coltiva i propri interessi frequentando le biblioteche delle città e ascoltando le lezioni private di filosofia della sorella. Percorre quindi una formazione da autodidatta, senza condizionamenti esterni, appassionandosi di lingue, letteratura e musica.
Montale entra nell’Accademia militare di Parma, dopo una breve esperienza al fronte in Val Pusteria e Vallarsa viene congedato nel 1920. Inizia a frequenta gli ambienti culturali torinesi, ma sette anni dopo si trasferisce a Firenze dove collabora con l’editore Bemporad. Entra finalmente nel mondo della poesia italiana con la pubblicazione di Ossi di Seppia. Collabora per varie riviste e frequenta il circolo letterario del caffè delle Giubbe Rosse dove entra in contatto con Gadda e Vittorini. Comincia, nel frattempo, a lavorare con traduttore dall’inglese.
Al termine della Seconda Guerra mondiale, si iscrive al Partito d’Azione continuando la sua collaborazione per vari periodici.]
Nel 1967 viene nominato senatore a vita, nel 1975 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Muore a Milano sei anni dopo.



mercoledì 25 febbraio 2015

[Settimana Maestra #3] - Dualismo, di Arrigo Boito


Dualismo - Luci ed ombre. Cherubi e demoni. Sorrisi ed angosce. È traversando l’ambiguità della natura umana che Arrigo Boito calca a sangue il manifesto dell’inquieto e nefasto movimento della Scapigliatura...



Son luce ed ombra; angelica
farfalla o verme immondo
sono un caduto cherubo
dannato a errar sul mondo,
o un demone che sale,
affaticando l'ale,
verso un lontano ciel.
 

Ecco perché nell'intime
cogitazioni io sento
la bestemmia dell'angelo
che irride al suo tormento,
o l'umile orazione
dell'esule dimone
che riede a Dio,  fedel.
 
Ecco perché m'affascina
l'ebbrezza di due canti,
ecco perché mi lacera
l'angoscia di due pianti,
ecco perché il sorriso
che mi contorce il viso
o che m'allarga il cuor. 

Ecco perché la torbida
ridda de' miei pensieri,
or mansueti e rosei,
or violenti e neri;
ecco perché con tetro
tedio, avvincendo il metro
de' carmi animator.
 
O creature fragili
dal genio onnipossente!
Forse noi siamo l'homunculus
d' un chimico demente,
forse di fango e foco
per ozioso gioco
un buio Iddio ci fe'.
 

E ci scagliò sull'umida
gleba che c'incatena,
poi dal suo ciel guastandoci
rise alla pazza scena
e un dì a distrar la noia
della sua lunga gioia
ci schiaccerà col pie'.
 

E noi viviam, famelci
di fede o d'altri inganni,
rigirando il rosario
monotono degli anni,
dove ogni gemma brilla
di pianto, acerba stilla
fatta d'acerbo duol.
 

Talor, se sono il demone
redento che s'india,
sento dall'alma effondersi
una speranza pia
e sul mio buio viso
del gaio paradiso
mi fulgureggia il sol.
 

L'illusion-libellula
che bacia i fiorellini,
-l'illusion-scoiattolo
che danza in cima i pini,
-l'illusion-fanciulla
che trama e si trastulla
colle fibre del cor,
 

viene ancora a
 sorridermi
nei dì più mesti e soli
e mi sospinge l'anima
ai canti, ai carmi, ai voli;
e a turbinar m'attira
nella profonda spira
dell'estro ideator.
 

E sogno un'Arte eterea
che forse in cielo ha norma,
franca dai rudi vincoli
del metro e della forma,
piena dell'Ideale
che mi fa batter l'ale
e che seguir non so.
 

Ma poi, se avvien che l'angelo
fiaccato si ridesti,
i santi sogni fuggono
impauriti e mesti;
allor, davanti al raggio
del mutato miraggio,
quasi rapito, sto:
e sogno allor la magica
Circe col suo corteo 
d'alci e di pardi, attoniti
nel loro incanto reo.
E il cielo, altezza impervia,
derido e di protervia
mi pasco e di velen.
 

E sogno un'Arte reproba
che smaga il mio pensiero
dietro le basse immagini
d'un ver che mente al Vero
e in aspro carme immerso
sulle mie labbra il verso
bestemmiando vien.
 

Questa è la vita! L'ebete
vita che c'innamora,
lenta che pare un secolo,
breve che pare un'ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s'accheta più!
 

Come istrion, su cupida
plebe di rischio ingorda,
fa pompa d'equilibrio
sovra una tesa corda,
tal è l'uman, librato
fra un sogno di peccato
e un sogno di virtù.

Arrigo Boito
[Noto poeta, narratore e compositore, nasce a Padova il 4 febbraio 1842. Dopo aver studiato violino, composizione e pianoforte al conservatorio di Milano, si reca a Parigi con Franco Faccio e da lì viaggia poi tra Polonia, Germania, Belgio e Inghilterra.
I suoi anni di lavoro lo portano a comporre svariati lavori, come l’Inno delle Nazioni, musicato da Giuseppe Verdi nel 1862; la nota opera “Mefistofele”, basata sul Faust di Goethe e causa di disordini e scontri per il suo supposto “Wagnerismo”, ed altri libretti composti per artisti come Ponchielli, Faccio e Catalani. Le sue poesie, come Dualismo, affrontano quasi sempre il disperato tema della lotta tra bene e male e le opere a cui tenta di dar vita finiscono troppo spesso distrutte da insoddisfazione e incompletezza. E' riconosciuto come la figura centrale del movimento letterario della Scapigliatura, e dirige il conservatorio di Parma dal 1889 al 1897. Muore a Milano nel 1918.]

martedì 24 febbraio 2015

[Settimana Maestra #2 - Guest Post] Salotto Erotico Italiano Intervista Barbara Carniti: figlia dell'indimenticabile Alda Merini

Dopo la poesia di ieri, abbiamo deciso di presentarvi un'immagine di Alda Merini che fosse più erotica. Per farlo non potevamo che riferirci al Salotto Erotico Italiano, che ci ha offerto questa intervista, uscita lo scorso 21 marzo 2014

Barbara Carniti, figlia della grande Poetessa dei navigli Alda Merini, ci ha concesso, in occasione dell’anniversario della nascita di Alda – oggi anche Giornata mondiale della Poesia – (21 marzo 2014, ndr) questa prima intervista in assoluto del Salotto Erotico Italiano. Noi le siamo davvero molto grati.



P. Alda Merini fu un’anima tormentata, profondamente provocatoria e provocante, fuori dagli schermi, innocente ed erotica. Per noi del Salotto Erotico Italiano è un vero piacere poterne parlare con te, Barbara.

B. Il piacere è mio. Grazie.

P. Tua madre una volta scrisse: “Non sono bella, sono soltanto erotica”. Tu, da figlia, la riconosci in questa sue parole?

B. Sì. La riconosco perché essere “erotica” significava per lei parlare di carisma, di seduzione e lei era proprio così: una donna (e una mamma) carismatica. Seducente grazie alla dote innata della persuasione che aveva: lei sapeva proprio farsi ascoltare… è sempre stato bello “ascoltare” mia mamma.

P. Qual era il suo rapporto con l’altro sesso e che considerazione aveva Alda Merini del maschio?

B. Chiaramente, come dice tanta sua letteratura, Alda Merini era donna d’amore, capace di grandi amori. Magari erano amori intensi che lei viveva dentro, mai realizzati, mai concreti, ma amava molto gli uomini, i begl’uomini che
andavano a trovarla… Scriveva, infatti, “i miei amori cominciano nei tempi futuri”, a dire proprio che erano delle grandi, meravigliose chimere. Grandi e straordinarie anche poi nel dolore delle assenze.


P. Siamo un po’ tutti abituati a pensare ad Alda Merini come ad una persona senza limiti: assoluta e libera. Ne aveva?
Quali erano i suoi tabù più evidenti?

B. Da figlia credo che uno dei suoi tabù fosse proprio
la tenerezza: era, in questo, come le grandi Madri Antiche, quelle che i figli li carezzavano solo mentre dormivano. Mamma era così. Una mamma di grande amore. Ma di amore la cui tenerezza era un segreto
tra lei e i nostri sogni.

P. Mi sono sempre chiesto: ma quest’Italia ipocrita e bigotta,
era pronta per Alda Merini? Secondo te lo era?

B. No. Non era pronta. Infatti, l’ha bistrattata. Mentre mamma era in vita tutti la cercavano, perché Alda Merini faceva comunque notizia. Poi tutto è andato scemando e neanche Milano, la sua città, è stata in grado di ricordarla come lei meritava d’essere ricordata: prova ne è proprio la questione della Casa Museo di via Magolfa. Aperta con grande entusiasmo e poi lasciata al dimenticatoio e chiusa per mancanza di fondi. Lotte per la riapertura, sordità delle istituzioni. Disattenzione. Distrazione. Insomma… Alda Merini ha dato moltissimo alla città di Milano, ma Milano non ha saputo ricambiarla.

P. C’è una poesia erotica di Alda che personalmente trovo davvero magnifica, è Il suo sperma, da Clinica dell’abbandono. E’ stata anche tradotta in canzone in modo molto efficace dal maestro Giovanni Nuti. La riporto per i lettori che non dovessero conoscerla o ricordarla.


Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.

E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.

Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

Penso che solo lei potesse cominciare con lo sperma e concludere con Dio in questo modo, con una considerazione del genere sulla Fede. Tu, Barbara, quali tratti ritrovi di tua madre in questa poesia?

B. Questa è una delle mie poesie preferite di mamma. C’è lei. La sua assoluta dedizione all’amore: “Non credevamo più in Dio perché eravamo felici”. Questi due versi riassumono il suo modo totalizzante di vivere l’amore. Era una felicità che
Alda Merini e sua figlia Barbara
non lasciava spazio ad altro: questo era mamma. Nella felicità, come nel dolore. Dismisurata.


P. Alda Merini fu a suo modo profondamente cristiana e profondamente erotica. Come madre, mi chiedo, che educazione vi ha dato? Quali valori ha voluto trasmettervi maggiormente?

B. Come spesso dico, mamma mi ha insegnato l’amore. Mi ha insegnato la tenacia. Mi ha insegnato la ricerca, la voglia proprio di conoscere e imparare. Mi ha insegnato il rispetto. Mi ha insegnato che a chi ama tutto è possibile. E mi ha insegnato che vivere è di gran lunga cosa più bella della poesia.



Intervista di Paolo Bianchi, uscita sul sito web del Salotto Erotico Italiano

lunedì 23 febbraio 2015

[Settimana Maestra #1] - "Ieri ho sofferto il dolore" di Alda Merini


 Ieri ho sofferto il dolore - Nel suo cammino verso un'introvabile Terra Santa, l’eterno dolore della Merini si trasforma in immagini lucide, terribilmente forti. Il suo delirio sfiora la morte, ne contempla la dolcezza. Poi, incredulo, torna a vivere sospeso in un unico interrogativo: perché continuare a cercare?





Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,      
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d'orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perchè l'immobilità mi fa terrore?

Alda Merini
[nasce a Milano nel 1931 da una famiglia modesta. Finite le scuole elementari, frequenta i tre anni di avviamento al lavoro in un istituto della città natia, tenta poi l'ammissione al liceo Manzoni senza riuscirci a causa del mancato superamento della prova di italiano. All'età di soli quindici anni risale il suo esordio letterario grazie alla guida di Spagnoletti che, nel 1950, la pubblica nell'Antologia della poesia italiana contemporanea dal 1909 al 1949. Nel 1947 viene internata per un mese in una clinica privata. Dal 1950 al 1953 frequenta il poeta Salvatore Quasimodo a cui saranno dedicate alcune sue poesie. Un anno dopo, termina la sua relazione con Giorgio Manganelli e sposa il padre delle sue figlio Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie di Milano. Per dieci anni, dal 1962 al 1972, è internata al Paolo Pini a causa dei suoi squilibri psichici, dovuti probabilmente alla sindrome bipolare. L'esperienza drammatica e sconvolgente del manicomio sarò soggetto di quello che può essere inteso come suo capolavoro, La Terra Santa, scritto nel 1979. passa poi un nuovo periodo di crisi, nel 1986 viene nuovamente internata. Tre anni dopo ritorna alla ribalta poetica grazie a numerose collaborazioni con personaggi di spicco del panorama culturale italiano. Muore a Milano il 1 novembre 2009 a causa di un'affezione tumorale.]

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